Civiltà del Po - agricoltura
Civiltà del Po - l'agricoltura delle terre del Po

L'agricoltura

L’economia che caratterizza il monastero di San Benedetto in Polirone nei primi secoli della sua esistenza è basata, sostanzialmente, sull’autoconsumo, per cui ciò che era prodotto nelle proprietà del monastero era per larga parte destinato ai monaci ed ai coloni, mentre le eccedenze confluivano nei mercati di Mantova e Verona.
La principale risorsa alimentare era costituita dai cereali e dalle farine che da essi si ricavavano: orzo, avena, miglio, panico sorgo e spelta. Solo in età moderna si afferma la coltivazione massiccia del frumento e fanno la loro comparsa il grano saraceno, il riso ed il mais che sostituisce, definitivamente, la coltura dei cereali minori e cambia radicalmente il regime alimentare dell’intera Pianura Padana.
Le leguminose venivano largamente consumate e coltivate in campo aperto: fave, ceci, cicerchie, fagioli, lenticchie e piselli.
All’interno del complesso monastico si trovavano alcuni orti dove si coltivavano tanto piante aromatiche e medicinali quanto ortaggi, alberi da frutto per la mensa comune e fiori per l’altare. La maggior parte degli ortaggi, però proveniva dalle corti esterne che producevano aglio, rape, cipolle, porri, cavoli, lattuga, carote, sedano, prezzemolo, zucche, meloni e cetrioli. Patate e pomodori compaiono solo in età moderna e vengono a lungo coltivati come piante decorative.




 
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