Civiltà del Po - dal Po al Polirone
Dal Po al Polirone - una cartina geografica medioevale del Po

Dal Po al Polirone

Il Po che noi oggi vediamo serpeggiare in vasti meandri nella pianura che porta il suo nome, ben chiuso tra solidi argini, è molto diverso dal fiume che solcava queste terre nel Medioevo. Con un letto ancor più ampio e poche discontinue arginature, il suo corso si articolava in rivoli diversi ai quali si intrecciavano gli affluenti che vi giungevano, più numerosi di adesso, soprattutto dall’Appennino. Con questi affluenti formava lingue di terra, isolotti ed isole che offrivano al viandante la vista di un paesaggio quasi lagunare, nel qual i pochi centri abitati si ergevano tra valli e paludi, vaste macchie di boscaglia fluviale ed una piccolissima parte di terreni arati e coltivati.
In questo ambiente scarsamente antropizzato vivevano animali oggi non più stanziale, come cervi, cinghiali e lupi; crescevano alberi di alto fusto e si potevano trovare, qua e là, resti affioranti di edifici e monumenti romani inghiottiti dal terreno, reso molle dalle frequenti alluvioni.
Anche il corso del Po non corrispondeva a quello attuale: nell’alto Medioevo e fino a tutto l’XI secolo esso seguiva, infatti, un percorso più meridionale toccando i centri maggiori dell’età romana (Brescello, Ostiglia, Bondeno di Ferrara) e lambendo anche gli abitati di Suzzara, Gonzaga, Pegognaga, San Benedetto e Quistello per poi riprendere il corso attuale ad Ostiglia. Tracce di questo percorso sono rimaste in quello che viene indicato come Po Vecchio ed in paleoalvei, ben visibili per mezzo di fotografie aeree, in parte utilizzati per inalvearvi altri corsi d’acqua, come è il caso del fiume Secchia.
Più a nord, scorreva un ramo dl Po, il Lirone, che raccoglieva le acque del Mincio e formava con il Po Vecchio altri corsi d’acqua della zona (lo Zara, il Crostolo, il Bondeno) un caratteristico paesaggio ad isole. Nel settore tra Guastalla e Sermide sono note tre isole: Suzzara, San Benedetto e Revere. L’isola di San Benedetto era, a sua volta, formata da tre isole più piccole: Mauritola, San Benedetto e Gorgo ed era compresa tra il fiume Lirone a nord ed il fiume Po (Vecchio) a sud ed a est. Si estendeva per circa una decina di chilometri ed era larga da 1 a 5 km, con una superficie complessiva di circa 30 kmq.
Il grande fiume veniva percorso da navi e battelli e persino da una flotta militare. Attorno ad esso gravitavano piccoli villaggi di contadini e pescatori e qualche centro fortificato.
Il territorio, dominato dai Canossa, era soggetto alla diocesi di Mantova che lo governava attraverso la Pieve di Floriano (San Benedetto Po), poi posta alle dipendenza del monastero di Polirone.
Intorno alla metà del XII secolo, si verificarono un progressivo aumento delle precipitazioni sul versante appenninico, con una conseguente crescita della portata d’acqua degli affluenti di destra del Po e, contemporaneamente, un fenomeno di bradisismo che portò ad un innalzamento della Romagna rispetto al resto della Pianura Padana. Il Po si spostò allora a nord, a partire proprio dalla zona di San Benedetto Po, ove si inalveò lungo il ramo di settentrione, il Lirone, per poi proseguire verso est, lungo un tracciato simile all’attuale, almeno fino a Ficarolo. Gli affluenti di destra, in particolare il Secchia ed il Panaro, lasciarono gli antichi alvei, che li portavano ad immettersi nel Po molto più ad est, per incanalarsi negli attuali corsi più occidentali.
Veniva così abbandonato l’antico corso del Po, quello che divenne, appunto, il Po Vecchio.
Al tempo della fondazione dell'abbazia, la parte coltivata era circa un quinto dell'intera isola Polirone (l'isola di San Benedetto). Lungo e laborioso stato il processo di acquisizione delle terre alla coltura agricola attraverso bonifiche, dissodamenti e disboscamenti. I monaci benedettini plasmarono il territorio organizzando per secoli il lavoro dei coloni attraverso contratti agrari che prevedevano incentivi per la bonifica di nuove terre e la manutenzione di quelle bonificate.
 
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