Civiltà del Po - I ponti sul fiume
Un ponte di barche sul Po

Ponti

Nei secoli, la natura e l’opera dell’uomo hanno lavorato di comune accordo: l’una facendo arrivare, almeno due volte all’anno, acque rovinose che si sparpagliavano per tutta la pianura, gli altri costruendo argini sempre più forti ed esclusivi, dighe, canali, ponti a congiungere le rive.
Ponti di tronchi fissati assieme e galleggianti sull’acqua, ponti di barche unite da travi e coperte con un assito sul quale le ruote rimbombavano, traghetti spinti a tagliare la corrente da pali, zattere guidate da una corda tesa da un capo all’altro del fiume, gente aggrappata a tirare avanti ed indietro, a forza di braccia, sperando che la fune tenesse e lunghe attese del giorno (di notte non si attraversava) o d’altra gente perché il numero potesse abbassare il costo del traghetto.
Ponti di legno, di pietre, ornati di statue simboliche e scritte celebrative, di ferro e poi di cemento. Ponti destinati solo ai treni e poi affiancati da altri destinati al sempre crescente traffico di automobili; ponti spezzati dalle piene di inverno, ponti che sembrano perdersi nella nebbia, ponti fatti saltare, durante la ritirata tedesca o dai bombardamenti alleati (con il medesimo risultato di un’Italia spaccata in due), ponti che la corrente scalza, lentamente, ma costantemente, alla base, ponti finalmente ricostruiti a collegare le due Italie separate.
 
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